L'Antropocene la plastica è già nelle rocce

la plastica è già nelle rocce

Nell'epoca in cui la problematica della plastica sta ormai diventando l'argomento principale e maggiormente discusso per prevenire un'estinzione di massa, nuove testimonianze dell' 'evoluzione' di questo fenomeno si notano sempre più spesso: è il caso dell'Antropocene. Numerose testimonianze, infatti, hanno mostrato come l'eccesso di plastica presente nei mari e negli oceani, sta cominciando ad evolversi, fondendo alle rocce e diventando di conseguenza un elemento permanentemente presente nel pianeta. Con conseguenze di ogni tipo, sia ambientali, sia salutistiche, sia economiche.

La scoperta

Nel 2016, un biologo marino il cui nome è Ignacio Gestoso, è stato il primo studioso a ritrovare e dimostrare il 'nuovo materiale'. Si trattava infatti della fusione del materiale plastico alle rocce marine, presenti sull'isola di Madeira, in Portogallo. Inizialmente configurato come fenomeno temporaneo, in grado di essere 'rimosso' rapidamente, è stato invece sorpreso l'anno successivo, nel ritrovamento di quest'ibrido chiamato 'plasticrust', nuovamente lì, e anzi, aumentato in volume, quindi sempre più presente. 

Dopo il ritrovamento dell'anno successivo, quindi, Gestoso organizzò degli studi specifici, pubblicati poi su Science of the Total Environment, in cui è stato descritto quest'ibrido come fosse una sorta di muschio di materiale sintetico, rappresentato da colori nuovi e molto brillanti, ricoprente numerosi metri di costa rocciosa dell'isola di Madeira. Non si trattava infatti di piccole zone, ma era un fenomeno ampiamente diffuso. Per tale ragione si iniziò a parlare di 'nuova era', e da lì, il campanello d'allarme sulla diffusione della plastica, già ampiamente presente, continuò a diffondersi, divenendo 'finalmente' un problema non solo nazionale, ma addirittura mondiale. Simbolo del cosiddetto Antropocene, la plastica, ormai onnipresente, è diventata simbolo di questa nuova era, dovuta alla presenza dell'uomo nell'ambiente. Ovviamente non bisognerà pensare solo alla plastica, in quanto materiali altrettanto diffusi, quali materiali industriali e civili, come calcestruzzo e acciaio, o sostanze prodotte direttamente dall'uomo, come fertilizzanti, radionuclidi, e isotopi provenienti dall'uso nucleare, risulteranno presenti nel pianeta, lasciando una traccia indelebile, esattamente come sta succedendo per la plastica. Anche se ancora non ci si rende conto della portata del problema, stiamo scrivendo indirettamente una nuova pagina dei libri di storia per i nostri discendenti. E non si tratta di una pagina positiva.

Antropocene: l'ultima era geologica
La precedente era geologica, l'Olocene, iniziò circa 12mila anni fa (più precisamente 11700 anni fa, sulla base della valutazione di alcuni isotopi), è terminata con la scoperta di questo fenomeno. L'Antropocene diviene quindi l'attuale era geologica, un'era in cui è presente il dominio della sola specie umana. In quest'epoca numerosi cambiamenti sono stati effettuati, a causa del cambiamento tecnologico e dell'utilizzo di materiali molto comodi per l'uomo, ma pericolosi per l'ambiente. Nonostante ciò, tutt'ora si sta sottovalutando il problema attuale dell'utilizzo indiscriminato della plastica, anche se la comparsa di numerosi gruppi (non solo di studiosi, ma soprattutto di ecologisti volontari), sta cercando di porre fine a questa problematica.

La conseguenza peggiore di quest'ultima era, potrebbe essere l'alterazione dei fenomeni climatici, dovuti all'uso poco sapiente del materiale utilizzato in questa evoluzione tecnologica. Un'alterazione dei fenomeni climatici, poi, ha come conseguenza un aumento delle temperature, eliminazione totale dei ghiacciai e di conseguenza aumento dei livelli dei mari e degli oceani. Come se tutto ciò non bastasse, l'aumento della concentrazione di anidride carbonica nell'aria, dovuto a industrie e veicoli, contribuisce ad aumentare la temperatura globale, e tutte le conseguenze precedentemente elencate.

Alla ricerca della soluzione
Ovviamente tutto ciò avrebbe un'unica conseguenza praticamente certa: l'estinzione della maggior parte delle specie viventi su questo pianeta, Homo Sapiens Sapiens incluso. Le soluzioni a cui si sta guardando attualmente, sono precisamente due. Nel primo caso, molto più futuristico, si osserva con attenzione l'eventuale utilizzo di altri pianeti come base stabile su cui andare a vivere. Questo comporterebbe innumerevoli spese dal punto di vista della ricerca tecnologica in ambito spaziale. E soprattutto, non è fattibile nel breve termine (ci sarebbero buone possibilità nel lungo termine invece).

La seconda soluzione, decisamente più attuabile e soprattutto ecosostenibile, al fine di salvaguardare l'attuale pianeta, sfruttato e abusato fino ad adesso, sarebbe quella di risolvere una volta per tutte il problema della plastica. Per tale motivo si sta cercando sempre più spesso di sostituire qualsiasi materiale possa contenere plastica, con materiale riciclabile, in modo tale che non resti sul pianeta per decine di millenni. Purtroppo, se la plastica si sta fondendo con le rocce, è solo colpa dell'uomo e dello spreco indiscriminato fatto fino ad adesso. Anche il riciclaggio non è stato sufficiente: la quantità di plastica utilizzata e poi dispersa nell'ambiente è stata decisamente eccessiva, al punto da riempire gli oceani di questo pianeta.

Secondo pareri autorevoli, entro il 2050 la quantità di plastica presente nei mari e negli oceani, supererà di gran lunga la quantità di pesci che vivono all'interno delle acque. Per questo motivo anche i governi hanno cominciato a rilasciare finanziamenti di ogni genere, al fine di arginare il problema della diffusione della plastica, in modo tale che quest'ultima possa essere eliminata una volta per tutte, e sostituita con un materiale ecosostenibile e che non porti a conseguenze catastrofiche di questo genere. Affinché tutto ciò avvenga, però, è necessario l'impegno di ognuno di noi, in modo tale da contribuire ad eliminare la plastica in eccesso, e in modo tale da non diffonderne ulteriore nell'ambiente.

Conclusioni
Nonostante tutti i provvedimenti presi ultimamente a riguardo, nel 2021 potrebbe esservi l'introduzione ufficiale della nuova era: l'Antropocene.

Il tutto dipenderà dalla scelta della commissione che sta studiando questo fenomeno. In tal caso, una nuova pagina dei libri di storia sarà ufficialmente scritta. A prescindere da ciò, è nell'interesse comune far sì che l'Antropocene non sia l'ultima era in cui l'essere umano potrà vivere. Per far ciò è necessario che tutto il mondo si adoperi nella riduzione dell'uso indiscriminato della plastica, sostituendola laddove sia possibile con materiali fatti di cellulosa e carta, nel caso dei contenitori; e nell'uso di buste in fibra naturale, nel caso dei sacchetti della spesa (uno dei vantaggi della plastica, purtroppo, oltre che nella facilità di reperimento e nell'economicità, è rappresentato dall'enorme resistenza alle forze applicate).

Nonostante i costi nel breve termine possano salire, anche nel caso delle aziende che cercano di sostituire la plastica, i vantaggi nel lungo termine sono senza dubbio maggiori, se si considera che in tutto ciò è implicata la presenza e la salute dei nostri discendenti. Per tale ragione è possibile sfruttare l'Antropocene come propaganda per l'utilizzo di materiali ecosostenibili, attirando così clientela più sensibile alle tematiche ambientali, e compensando di conseguenza eventuali costi aggiuntivi nella sostituzione del materiale plastico.

L'indirizzamento verso questa nuova era, rappresentata dalla fusione del materiale plastico con tutto quello che ci circonda, natura inclusa, può e deve essere motivo di cambiamento. Cambiamento che può essere utilizzato come propaganda di marketing, in modo da unire gli interessi economici (che purtroppo muovono il mondo), agli interessi ambientali (che invece sono necessari alla sopravvivenza nel mondo). Approfittate quindi di questa 'scusa' economica, per fare del bene a voi, ai vostri discendenti e al mondo intero, sfruttando la necessità di ripulire il mondo dalla plastica, e sostituirla di conseguenza con materiali non dannosi alle specie viventi e all'intero pianeta. In questo modo, in un mondo guidato dal denaro più che dai valori, forse, qualcosa cambierà.

 

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